In attesa che la Corte costituzionale si pronunci sull’elezione diretta del Presidente e sulla trasformazione in enti di secondo livello, il decreto di riordino delle Province va modificato e vanno ricercate soluzioni condivise, che tengano insieme risparmio di spesa, qualità dei servizi e valorizzazione del personale.

Oggi gli oltre 4000 lavoratori delle amministrazioni provinciali della nostra regione chiedono certezze rispetto al loro futuro professionale e a quello di servizi fondamentali in tempo di crisi, come quello delle politiche attive e passive del lavoro, della formazione professionale e dell’agricoltura, solo per citare alcuni esempi.

Il livello amministrativo provinciale va ridisegnato definendo nuove funzioni di area vasta, ma nessun posto di lavoro può essere tagliato e nessun lavoratore messo in esubero.

Chiediamo al Governo e alla nostra Regione, ciascuno per gli ambiti di propria competenza, una riorganizzazione dei livelli amministrativi che elimini la frammentazione delle funzioni fra enti strumentali, enti intermedi, società collegate e punti su una dimensione territoriale in grado di integrare i servizi facendo scendere i costi. Senza svuotare le amministrazioni provinciali, ma anzi rilanciandone il ruolo.

I servizi non possono essere riorganizzati attraverso leggi “pasticcio” che calano dall’alto soluzioni sbagliate per realtà diverse e nell’incertezza più assoluta , considerato che il Governo non ha ancora emanato il DPCM sulle funzioni amministrative delegate direttamente ai Comuni che doveva uscire il 4 settembre 2012. Nella nostra regione le Province operano per la maggior parte – con personale e risorse economiche – su funzioni delegate dalla Regione, cosa che non avviene nelle altre regioni. Non è un problema di numeri ed il punto resta quello di riorganizzare i servizi in base ai bisogni delle comunità locali, evitando tagli indiscriminati e lineari che si ripercuotono su persone, famiglie e imprese.

I cittadini, le imprese e gli stessi lavoratori pubblici chiedono scelte trasparenti e semplificazione: delle norme, delle procedure e dei livelli istituzionali.

Serve un disegno organico e c’è quindi l’esigenza di aprire tavoli di confronto, a livello nazionale come a livello regionale e locale, per ottimizzare le competenze e ridurre le spese.

Occorre potenziare il livello provinciale anche attraverso nuove funzioni. I comuni sono già in ginocchio a causa degli ulteriori tagli imposti loro dalla Spending review e dalla Legge di stabilità; tra poco non saranno più in grado di garantire servizi alle loro comunità e di pagare gli stipendi ai loro lavoratori, come sta purtroppo già avvenendo in altre parti d’Italia.

Bisogna scommettere ed investire sul capitale umano e sulle professionalità.

Il risparmio di spesa si può realizzare riducendo enti e organismi che si sovrappongono e moltiplicano i centri di spesa e investendo sul buon lavoro pubblico. Le province devono diventare il perno dello sviluppo locale e dei servizi a rete. Ma per fare questo è fondamentale una gestione condivisa delle risorse umane. Che vuol dire valorizzazione, formazione, riqualificazione professionale. E di certo nessun taglio su professionalità e competenze.

(Funzione pubblica Cgil – Fp Cisl – Uil Fpl / Emilia Romagna)