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DTT, l’amarezza dei sindaci dell’Appennino e del sindaco metropolitano Merola

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Le previsioni della vigilia alla fine sono state rispettate, con il centro Enea di Frascati che ha ottenuto il maggior punteggio per ospitare il progetto DTT (Divertor Test Tokamak), cioè il centro di ricerca sulla fusione nucleare per la quale si stimano investimento di 500 milioni di euro e forti ricadute occupazionali.

Resta comunque molta amarezza da parte di chi si era speso da tempo per sostenere la candidatura del Centro Enea sul Brasimone, anche e soprattutto considerando che la commissione che ha valutato le proposte gli ha assegnato 197,82 punti, relegandola al quarto posto, dopo Frascati (213,49), Brindisi (209,50) Manoppello (Abruzzo, 208,06). La scelta del vincitore è stata legata soprattutto ad un fattore, quello definito “Valore delle infrastrutture esistenti”: è qui che Frascati stacca nettamente gli altri concorrenti, con 22,49 punti contro i 4,5 di Brindisi, i 3,06 di Manoppello e i 7,32 del Brasimone. Altri 2,5 punti il Brasimone li perde a causa della distanza dagli aeroporti internazionali.

Un po’ di delusione è anche legata al fatto che mai come in questa occasione gli enti locali hanno fatto gioco di squadra per raggiungere l’obiettivo (Comuni di Camugnano e Castiglione dei Pepoli, Unione dei comuni dell’Appennino bolognese, Città metropolitana di Bologna e Regione Emilia-Romagna); in ogni caso tale collaborazione ha avuto il merito di riaccendere i riflettori su un centro che era un po’ caduto nel dimenticatoio. Gli amministratori a questo punto sperano di far tesoro di questa esperienza, e chiedono alla Regione di investire comunque i 25 milioni di euro per il rilancio occupazionale del territorio.

“In questa vicenda – è il commento del sindaco metropolitano Virginio Merola – abbiamo comunque dimostrato che gli enti locali possono compiere un vero lavoro di squadra riuscendo a far convergere sul Brasimone anche il sostegno della Città metropolitana di Firenze e della Regione Toscana. Insomma, siamo riusciti a lavorare bene perché abbiamo lavorato insieme. Ora è importante che i nostri parlamentari chiedano chiarezza nel merito dei criteri utilizzati sulla scelta fatta. Ritengo che il presidente Bonaccini debba confermare il finanziamento che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per il Brasimone e che dovrà essere utilizzato a partire da un rafforzamento delle infrastrutture e per riqualificare ulteriormente il centro di ricerca”.

Romano Franchi, presidente dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese, non nasconde di essere stato negativamente sorpreso “Siamo delusi dalla decisione che esclude il Brasimone, soprattutto appare poco comprensibile non puntare su un centro di eccellenza che già esiste e sul quale in passato si sono investite tante risorse. Chiediamo, comunque, alle Regioni Emilia Romagna e Toscana, in coerenza con gli impegni presi, di confermare che il nostro Appennino sarà destinatario degli investimenti che erano stati resi disponibili”.

Maurizio Fabbri, sindaco di Castiglione dei Pepoli, commenta: “Siamo molto amareggiati da questo risultato. I territori periferici vengono penalizzati da criteri molto molto discutibili e le opportunità di crescita ricadono su aree già molto strutturate. In questi mesi di grande lavoro abbiamo dimostrato che siamo pronti a fare la nostra parte ma abbiamo bisogno che cambi una logica che dimentica le periferie a favore dei grandi centri. Regione ed Enea in questi mesi hanno preso impegni e speso parole importanti. Il centro del Brasimone c’è comunque, anche senza DTT. Chiediamo allora che questi impegni rimangano e che si lavori quindi per una sua valorizzazione, che poi è la valorizzazione del territorio.”

“C’è profonda delusione – è il commento del sindaco di Camugnano Alfredo Del Moro – ,a guardare i numeri verrebbe da dire che si è trattato di un bando disegnato ad hoc che ci vede addirittura quarti. In ogni caso contiamo che la Regione ci sostenga, la struttura del Brasimone costó all’epoca miliardi di lire, ha dei tecnici competenti, non possiamo trascurarla. Spazio ce n’è, potrebbe tranquillamente ospitare tecnici che oggi operano altrove in strutture meno adeguate”.

Era sindaco di Camugnano negli anni della contestazione al nucleare e ha vissuto in prima persona quelle fasi Mauro Brunetti, attuale sindaco della vicina Castel di Casio, che si esprime in maniera schietta: “La scelta ci lascia impietriti, perché pensavamo di avere tutti i requisiti per ospitare il progetto, a cominciare da una dorsale elettrica da 380 kV di cui solo noi disponiamo. Oltre tutto sarebbe stato un atto di giustizia nei confronti di una popolazione che ha collaborato con responsabilità con l’Enea e le istituzioni negli anni difficili delle contestazioni al nucleare. Questo senso di responsabilità è stato più volte citato dai presidenti dell’Enea sia passati che attuali, ma evidentemente non è stato riconosciuto a dovere”.

 




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