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Ondata di gelo: le valutazioni dell’osservatorio Geofisico del Dief

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Un febbraio 2018 a Modena e Reggio Emilia più freddo della media attesa si è chiuso con un “gelo tardivo” che si è protratto fino ai primi di marzo. Queste le considerazioni degli esperti dell’Osservatorio Geofisico del DIEF – Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore.

L’ondata di gelo tardivo di fine febbraio e inizio marzo 2018 a Modena e Reggio Emilia – secondo gli esperti dell’Osservatorio Geofisico del DIEF-Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore – entra con pieno diritto nella storia meteoclimatica modenese fra gli “eventi estremi freddi”. Ma, subito avverte il meteorologo Luca Lombroso di Unimore “Non dimentichiamo che lo scorso gennaio 2018 è stato, viceversa, storico come mese mite, essendo il più caldo in assoluto dal 1830 per Modena”.

Intanto, il mese di febbraio chiude a Modena centro, con una temperatura media di 4.6°C, sotto alla media di riferimento del trentennio 1981-2010 (5.2°C). Comunque non sta qui l’anomalia: basta risalire al febbraio 2013 (4.2°) e al 2012, mese noto anche per il “nevone”, quando fece ancor più freddo con 2.5°C.

Nel complesso febbraio 2018 è risultato oltre che freddo anche piovoso: la pioggia misurata nella stazione storica di Piazza Roma sul torrione orientale del Palazzo Ducale è stata di 128.4 mm, molto più dei 31.2 mm di media del periodo 1981-2010, ma meno del febbraio 2016 che con 178.4 mm è anche il febbraio più piovoso in assoluto.

Sono invece notevoli alcuni dati giornalieri, fra cui, anzitutto, il giorno più freddo di questa inattesa ondata che è stato il 28 febbraio, con una temperatura minima di -5.9°C presso la stazione di Piazza Roma a Modena. Per l’ultima decade di febbraio, temperature così basse non si riscontravano dal memorabile febbraio 1929: allora si scese addirittura a -12°C il giorno 22.

Record assoluto invece la temperatura massima del 1 marzo, -0.6°C. E’ questa la più bassa temperatura massima mai registrata nel mese di marzo a Modena. Il precedente sono i -0.2°C del 1 marzo 1986, in cui si ebbe una nevicata e una situazione simile a quella attuale. La temperatura minima del 1 marzo è stata di -3.1°C, valore piuttosto anomalo per marzo. Ultimo precedente più basso il 2 marzo 2005, -5.0°C, anche se lontano dal record assoluto (-6.1°C) il 4 marzo 1929.

Il 1 marzo è stato, oltre che nevoso, un “giorno di gelo senza disgelo”, o “giorno di ghiaccio”: così sono definite le giornate in cui sia la temperatura massima che la temperatura minima restano a 0°C o al di sotto. “I “giorni di ghiaccio” – fa sapere Luca Lombroso di Unimore  – erano abbastanza frequenti e se ne verificavano alcuni (mediamente 3-4) quasi tutti gli anni fino agli anni 1980, poi sono diventati sempre più rari. Gli ultimi, a Modena Piazza Roma, furono in occasione del “nevone” del febbraio 2012. Ma se concentriamo l’attenzione al mese di marzo, i “giorni di gelo senza disgelo” sono veramente l’eccezione. Infatti ne troviamo riscontro solo in tre occasioni, oltre a quello di quest’anno, appunto il 1 marzo 1986 citato prima (-0.2°C) e nel 1971, con 0°C esatti di temperatura massima”.

Le ultime considerazioni riguardano la neve. Le nevicate, in questa ondata di freddo, non sono state realmente abbondanti. A Modena centro è stato annotato, come deposito al suolo misurabile, 1 cm il 23 febbraio, 8 cm il 1 marzo e 2 cm il 3 marzo 2018. In tutto dunque 11 cm di neve fresca. “In questo caso non occorre spolverare gli annali di inverni storici – avverte Luca Lombroso – poiché nevicate anche abbondanti, anche a marzo, si sono avute di recente nel 2010, il 9-10 marzo 36 cm, e nel 2005, il 2 marzo con 11 cm. Altre minori, 3 cm nel 2011 e nel 2006. Comunque non accadeva dal 6 febbraio 2015, quando caddero 32 cm, di assistere ad una nevicata significativa”.

Gli esperti dell’Osservatorio Geofisico di Unimore hanno rivolto la loro attenzione anche al fenomeno del gelicidio, ovvero la pioggia che gela al suolo, evento non raro nel quadro invernale, ma senz’altro inusuale per il mese di marzo, come avvenuto il 2 e 3 marzo 2018.

Riguardo al territorio di Reggio Emilia, il mese di febbraio ha registrato una temperatura media di 3.3°C, con 164.1 mm di precipitazioni, il termometro è sceso nel giorno più freddo a -8.3°C il 28 febbraio mentre anche qui il 1 marzo è stato “giorno di ghiaccio”, con temperatura minima di -2.8°C e massima di -0.4°C. A Modena Campus DIEF, in zona dunque periferica, l’Osservatorio Geofisico ha riscontrato valori pressoché identici a Reggio Emilia: 3.3°C la temperatura media di febbraio 2018, 166.1 mm le precipitazioni, giorno più freddo il 28 febbraio con -8.9°C e giorno di gelo senza disgelo il 1 marzo con Tmin -3.1°C e Tmax -0.6°C.

“Sulle cause, e le eventuali connessioni coi cambiamenti climatici in atto, – afferma Luca Lombroso di Unimore – il discorso si fa complesso. Senza dare un giudizio, ci limitiamo a sottolineare le evidenze. Anzitutto, l’opposta situazione di questi giorni rispetto allo scorso gennaio, chiuso con una temperatura media di 7.2°C, è stato, pari al 2007, il gennaio più caldo di sempre. Poi, il quadro sinottico e globale: l’ondata di freddo è stata innescata, probabilmente, da un forte e anomalo surriscaldamento della stratosfera, oltre i 20-30 km di quota, che a sua volta ha suddiviso in due lobi il “vortice polare”. Complice il rafforzamento del vasto anticiclone “Hartmut” sul nord della Finlandia, con valori elevatissimi, 1050-1055 hPa di pressione”, si è così mossa una “saccatura retrograda”, che significa che si è mossa al contrario di quanto avviene normalmente, da est a ovest, portando sulla pianura Padana aria “continentale artica”, di origine in parte siberiana, in parte dall’Artico stesso. Singolare, e da riflettere, che in concomitanza dei giorni più freddi nel nostro territorio, pioveva e i termometri erano sopra gli 0°C in alcune zone polari, come alle isole Svalbard e nel nord della Groenlandia. Una ipotesi è che queste anomalia possano essere proprio connesse con il fortissimo riscaldamento e il conseguente ritiro dei ghiacci marini nelle zone artiche, col complesso meccanismo della “amplificazione artica”. In pratica, nel quadro di un clima comunque più caldo, siamo paradossalmente più esposti al rischio di brevi periodi freddi, come avvenuto ora e in occasione del febbraio 2012. Vedremo se i prossimi anni confermeranno o meno questa tendenza”.




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