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All’Azienda USL di Modena un progetto di telemedicina per pazienti con patologia neuromuscolare

Innovazione, integrazione ed equità. Sono i principi ispiratori di un nuovo progetto di telemedicina dell’Azienda USL di Modena finalizzato al monitoraggio in remoto di pazienti con patologia neuromuscolare, tra cui diversi malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e varie forme di distrofia muscolare. A coordinare il percorso, che oggi interessa un gruppo di 16 persone – con l’obiettivo di arrivare a 20 a fine anno – con respirazione assistita, è Giancarlo Garuti, specialista in malattie dell’apparato respiratorio dell’Unità Operativa di Pneumologia diretta da Michele Giovannini. Sua caratteristica è una forte integrazione, sia interaziendale, poiché è la Neurologia del Policlinico di Modena a segnalare le persone per il percorso, sia tra diversi professionisti sanitari.

Il progetto nasce grazie alla collaborazione del volontariato, in particolare di UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Motor Team, un gruppo di tifosi Ferrari i cui coordinatori sono Stefano Pedrielli e Alberto Beccari che si sono fatti promotori di una raccolta fondi, e AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). I contributi delle associazioni hanno permesso di dotare i pazienti e i loro caregiver dei dispositivi necessari: uno spirometro e un saturimetro personali e un apparecchio per elettrocardiogramma utilizzabile da tutti, per raccogliere i parametri sanitari, e un telefono cellulare per l’invio in remoto dei dati. Accanto a ciò, la formazione dei caregiver (familiari e assistenti domiciliari), che attraverso un’interfaccia dedicata inviano quotidianamente ai professionisti in ospedale i dati dei pazienti.

“Questo monitoraggio costante della qualità di vita e delle funzionalità respiratorie – spiega il dottor Garuti – ci consente di intervenire prontamente su eventuali criticità e allo stesso tempo di prevenire il più possibile l’ospedalizzazione, quando non necessaria, riducendo notevolmente il disagio per i pazienti stessi e le loro famiglie”. Un percorso radicato nel territorio fortemente voluto dall’Azienda USL, e segno di equità: a essere coinvolti sono infatti pazienti di diverse etnie provenienti da tutta la provincia di Modena affetti da differenti patologie neuromuscolari – SLA e non solo – adulti e bambini. “L’innovazione tecnologica può contribuire a rivedere l’assistenza sanitaria spostandone il fulcro dall’ospedale al territorio, attraverso modelli più incentrati sul cittadino – spiega Garuti –. La telemedicina può assicurare più equità nell’accesso alle prestazioni, supporto alla gestione delle cronicità, una migliore risposta e continuità della cura, oltre a una maggiore collaborazione tra professionisti sanitari e pazienti. Il progetto avrà durata biennale, ma l’auspicio – conclude – è di poterlo estendere nel tempo e di ampliare il numero di famiglie e specialisti coinvolti”.




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