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Cooperazione internazionale. Arriva il nuovo software della Regione a disposizione di Enti e Ong: dal 2018 procedure più semplici, rapide e on line per l’invio e la presentazione dei progetti di sviluppo

Procedure più semplici e rapide nella presentazione delle richieste di contributo alla Regione Emilia-Romagna per realizzare i progetti di cooperazione allo sviluppo. Gli Enti e le organizzazioni non governative (Ong) avranno a disposizione, già all’inizio del prossimo anno, un’unica piattaforma telematica attraverso la quale potranno rispondere ai bandi regionali e gestire tutto l’iter di approvazione del proprio progetto, dalla presentazione delle domande in forma digitale fino alla fase finale di rendicontazione delle spese.

Il tutto grazie al nuovo software della Regione, messo a punto dal Servizio Informatico in collaborazione con quello delle Politiche europee e di cooperazione, che è stato illustrato dalla vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, in un incontro in Regione con tutti i soggetti impegnati nella cooperazione internazionale: associazioni, organizzazioni non governative, Enti locali. Incontro che è stato anche l’occasione per fare il punto sulle risorse stanziate dalla Regione per finanziare progetti di cooperazione internazionale: oltre 2 milioni di euro negli ultimi due anni, di cui quasi 1 milione 900 mila per la cooperazione allo sviluppo e 300 mila euro per far fronte a situazioni di emergenza quali siccità, catastrofi naturali, epidemie.

“Ho voluto incontrare le associazioni e gli enti locali che lavorano nel mondo della solidarietà internazionale per ascoltarli e fare il punto sulle nostre politiche di cooperazione e per capire se siamo allineati nel nostro intento -ha sottolineato Gualmini-. In vista del prossimo bando, previsto tra marzo e aprile 2018, abbiamo lavorato sia sulla smaterializzazione e digitalizzazione del procedimento, sia sulla concentrazione delle risorse su macro temi prioritari- ha aggiunto la vicepresidente-. Proviamo ad innovare nelle modalità di relazione con i soggetti che attivamente promuovono progetti, per favorire e sostenere la loro azione”.

E proprio per accompagnare gli utenti nel corretto utilizzo di questo strumento, già nei primi mesi del 2018 saranno organizzati specifici momenti formativi, così da poter avviare e far funzionare bene il sistema in tempi rapidi.

Come funziona il software

Per utilizzare la piattaforma sarà necessario autenticarsi tramite lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale), che permette di accedere a tutti i servizi online della Pubblica amministrazione con un’unica “Identità digitale”, e collegarsi da computer, tablet e smartphone tramite username e password. Già nelle 48 ore successive all’inoltro della domanda con allegato il progetto presentato verrà inviata una comunicazione via Pec (Posta elettronica certificata), con relativo numero di protocollo che li identifica. Da quel momento gli Enti e le Ong potranno verificarne la completezza e correttezza formale, chiedere eventuali proroghe nella realizzazione del progetto, gestire telematicamente la documentazione per la rendicontazione della spesa.

Il Piano regionale di Cooperazione allo sviluppo

Durante l’incontro è stato anche presentato il Piano operativo di Cooperazione allo sviluppo valido per tutto il prossimo anno. Il provvedimento, che dà attuazione al Piano di indirizzo 2016-2018 approvato due anni fa, recepisce molti degli obiettivi contenuti nell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, collocandoli, in coerenza con politiche regionali, nell’ambito dei settori dell’agroalimentare e dello sviluppo rurale, sanità e politiche sociali, economia della conoscenza e dello sviluppo umano. Gli interventi della Regione Emilia-Romagna sono finalizzati a contrastare la povertà, a migliorare la nutrizione e a promuovere un’agricoltura sostenibile, ad assicurare la salute per tutti e per tutte le età, con l’assistenza sanitaria a cittadini stranieri trasferiti in Italia nell’ambito di programmi umanitari e con programmi di ospitalità di bambini provenienti dalle zone di Bielorussia e Ucraina contaminate dall’incidente nucleare di Chernobyl. Altri interventi riguarderanno l’assistenza, il soccorso e la protezione alle popolazioni in Paesi in via di sviluppo vittime di catastrofi, altri ancora sosterranno progetti di solidarietà internazionale, sensibilizzazione all’interculturalità, alla cultura della pace, ai diritti umani e alla parità di genere. Numerose le aree individuate per gli interventi. Per la zona adriatico-ionica: l’Albania; per le aree mediterranea, mediorientale, orientale e caucasica: Territori palestinesi, Tunisia, Egitto, Campi profughi Saharawi e zone liberate, Marocco, Ucraina, Bielorussia, Libano; perl’Africa sub-sahariana: Senegal, Mozambico, Etiopia, Burundi, Costa D’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Kenya; infine, per l’America latina: Brasile.




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