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Aree rurali svantaggiate, dalla Regione 8,5 milioni per migliorare la qualità della vita e potenziare la rete dei servizi pubblici

Dall’apertura del centro visite di un’area area protetta, all’inaugurazione di una biblioteca intercomunale; dalla nascita di un ufficio di promozione e accoglienza turistica, all’allestimento del museo didattico dei grani antichi. E ancora: dalla realizzazione di un centro polivalente per lo sport e il tempo libero, alla creazione di un ufficio della Protezione civile. Sono alcuni dei 19 progetti vincitori di un bando del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 che ha messo a disposizione di Comuni, Unioni di Comuni e altri enti pubblici come i Parchi oltre 8,5 milioni di euro per il finanziamento di interventi di recupero di immobili per rafforzare la dotazione di servizi pubblici nelle zone svantaggiate di montagna e collina a rischio di spopolamento e, più in generale, migliorare l’attrattività delle aree rurali in ritardo di sviluppo.

La tipologia di servizi

Si tratta in molti casi della realizzazione di centri polifunzionali per ospitare musei, biblioteche, mediateche, luoghi di aggregazione per il tempo libero e lo sport, ma anche di locali per dare informazioni e accoglienza ai turisti.  “Con questo bando- sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli- vogliamo dare una risposta concreta alle esigenze di mantenimento della qualità della vita e di potenziamento della rete dei servizi publici nelle aree rurali dell’Emilia-Romagna meno favorite, a cominciare da quelle di montagna, che spesso scontano pesanti gap strutturali. Lo facciamo investendo un ulteriore, cospicuo pacchetto di risorse pubbliche che vanno a sommarsi agli oltre 4,1 milioni di euro stanziati recentemente grazie ad un altro bando del Psr, anche questo da poco concluso, per il rafforzamento delle strutture polifunzionali socio-assistenziali per la popolazione: sportelli sociali, punti Cup, guardia medica, ambulatori infermieristici e specialistici”.

I contributi pubblici

Gli interventi, che beneficieranno di un contributo in conto capitale del 100% sulle spese ammissibili, con un tetto massimo di mezzo milione di euro, consistono nella ristrutturazione, recupero e/o ampliamento di fabbricati di proprietà pubblica di importanza storica, di particolare pregio o che presentano elementi architettonici caratteristici del territorio rurale e destinati ad ospitare servizi e attività collettive di carattere artistico, culturale, educativo o naturalistico per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali e rivitalizzare aree economicamente  più fragili. I progetti, che abbracciano tutto il territorio regionale, fanno generalmente capo ai singoli comuni, ma potranno anche essere al servizio di realtà territoriali più ampie, come appunto le Unioni di Comuni.

La graduatoria resterà aperta

Il bando, pubblicato nel gennaio scorso e rimasto aperto fino allo scorso mese di maggio, era rivolto alle aree di montagna e di collina con problemi di sviluppo (zone “D” del Psr) e ai territori rurali inseriti in un programma Leader, ad esclusione dei poli urbani (zona “A”). I progetti giudicati ammissibili e inseriti in graduatoria alla fine sono stati 61, su un totale di 74 domande presentate: con il budget a disposizione potranno essere finanziati soltanto i primi 19 della lista. La graduatoria resterà comunque in vigore sino al 31 dicembre 2019 e in caso di recupero di risorse a seguito di eventuali risparmi per ribassi d’asta, sarà possibile finanziare altri progetti in coda. Per la formazione della graduatoria si è tenuto conto di alcune priorità, con punteggi calibrati sulle varie casistiche. Tra i più importanti criteri di preferenza la realizzazione di interventi all’interno di parchi e aree protette, la tipologia del servizio pubblico interessato, l’utenza potenziale, la realizzazione del progetto in forma associata da due o più comuni.




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