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Processo Aemilia, in aula le testimonianze della Cgil costituitasi parte civile

L’udienza di oggi al processo Aemilia, dedicata alle testimonianze indicate dalle Parti civili, ha affrontato anche il tema del lavoro, dopo che le indagini avevano fatto emergere situazioni drammatiche di sfruttamento e caporalato fino a poco tempo fa inimmaginabili in questa regione.
Il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Luigi Giove, ex segretario generale regionale Fillea Cgil (la categoria degli edili), ha sottolineato – nella sua testimonianza – come il compito principale svolto dall’organizzazione sindacale sia “di natura contrattuale, nazionale come territoriale, di attività vertenziale, collettiva e individuale, e di controllo sul campo”. A quest’ultimo proposito, Giove ribadisce l’importanza delle visite effettuate dal sindacato in edilizia, in particolare nei cantieri, dove si sono registrate “situazioni di illegalità, mancata sicurezza, irregolarità contributiva fino a trovare cantieri chiusi con il lucchetto, con gli operai chiusi dentro”.
Grazie all’impegno dei diversi attori coinvolti – istituzioni, parti sociali – in questa regione si sono però raggiunti ” buoni risultati” afferma Giove come ” la legge regionale 11/2010 per l’edilizia pubblica e privata e il Protocollo della legalità per la ricostruzione del giugno 2012, post sisma, un pilastro rispetto al quale costruire l’attività di contrasto alle infiltrazioni criminali. Come sono importanti l’iscrizione alla Cassa edile per verificare l’assolvimento degli obblighi contrattuali, il Durc-documento unico regolarità contributiva, l’obbligo di iscrizione alla White list, come premessa per poter accedere ai finanziamenti pubblici nella ricostruzione dopo il terremoto”. “Noi ci siamo costituiti parte civile” conclude Giove “perché l’attività sindacale ha bisogno della possibilità di partecipazione libera dei lavoratori, di una democrazia vera non solo formale. Non è possibile mettere sullo stesso piano dei rapporti di forza il lavoratore e il datore di lavoro; il nostro compito è organizzare i lavoratori liberi, non ricattabili, mettendo in campo forti azioni di prevenzione”.
Di rilievo anche la testimonianza di Marcello Beccati segretario generale Fillea Cgil Modena che ha confermato come dopo il sisma del 2012 si sia assistito ad un aumento di aziende provenienti da fuori regione e le tante difficoltà riscontrate con alcune aziende, fino anche a trovare “l’accesso ai cantieri sprangato”, la sua testimonianza si è incentrata sulla ditta storica modenese Bianchini, risultata poi infiltrata dalla ‘ndrangheta. Successivamente l’intervento di Marco Barilli, ex segretario Filt Cgil Reggio Emilia (trasporti) che ribadisce come “dopo il 2008 non si riusciva a fare contrattazione come in precedenza per l’arrivo di operatori provenienti da fuori regione, c’era concorrenza sleale e mancato rispetto di condizioni contrattuali e economiche dei lavoratori”, come risulta dalle denunce alla Prefettura di Reggio Emilia già dal 2008.
L’ultimo intervento del professore Alessandro Santoro dell’Università Milano Bicocca ha quantificato il danno derivante al sindacato dall’impatto della penetrazione criminale nel periodo 2004-2014, in termini di mancati iscritti alla Cgil, in particolare alla Fillea Cgil a Reggio Emilia e Modena, di oltre 10mila tessere perse nel corso di 10 anni.




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