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Ance Modena: “le imprese edili non possono più finanziare la ricostruzione post sisma”

La situazione che stanno vivendo le aziende edili impegnate nella ricostruzione post sisma è ormai diventata insostenibile. A lanciare l’allarme è l’Associazione dei costruttori modenesi. Ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione e progettisti che si trovano in grande difficoltà a gestire la complessità delle procedure burocratiche per ottenerli stanno diventando ostacoli insormontabili.

Oggi il lasso di tempo che intercorre tra la presentazione della documentazione necessaria a ottenere il pagamento dei lavori svolti e la liquidazione del pagamento è troppo lungo. Ci sono casi in cui l’attesa si protrae oltre l’anno.

Gli imprenditori si trovano così a sopportare lunghe attese per ottenere dalla Regione e dai Comuni la liquidazione dello Stato avanzamento lavori (Sal) e, al contempo, devono pagare, in tempi certi, i propri fornitori.

«Molte aziende edili», sottolinea Giovanni Neri, presidente di Ance Modena, «se vogliono continuare ad avere le forniture di materiali e continuare ad avvalersi di subappaltatori a cui affidare parte dei lavori, devono anticipare i pagamenti anche di parecchi mesi rispetto al momento in cui incassano il Sal. Una situazione difficile che sta incrementando nel tempo l’esposizione finanziaria e l’indebitamento delle imprese verso le banche. Tutto questo sta causando un assurdo paradosso: per evitare le gravi conseguenze derivate da un’eccessiva esposizione bancaria molte aziende sono costrette a bloccare i lavori nei cantieri nel momento in cui presentano la richiesta di Sal, per poi riprenderli solo a pagamento avvenuto; questo determina un notevole aumento dei costi e un prolungamento dei tempi necessari per la ricostruzione».

Per non parlare poi, dei casi più estremi, quando è ormai troppo tardi per correre ai ripari. «È già successo, purtroppo», continua Neri, «che aziende siano andate vicino al fallimento o abbiano dovuto ricorrere ai concordati preventivi, come recentemente è accaduto alla ditta Stabellini di San Felice sul Panaro e come purtroppo succederà per altri casi».

Senza contare l’enorme quantità di adempimenti burocratici che sta rendendo impossibile l’attività delle aziende che lavorano nella ricostruzione post sisma.

«I controlli richiesti», enfatizza Neri, «sono più che giusti e non vanno certo ridotti, perché sono garanzia di trasparenza e legalità. Quello che chiediamo è una chiara definizione e semplificazione delle procedure che eviti anche il rimpallo di responsabilità tra progettisti e pubblica amministrazione. Le imprese sono inermi rispetto a una mancanza di dialogo tra questi soggetti che dilata in modo anomalo i tempi dei pagamenti di chi lavora sul campo tutti i giorni per la ricostruzione con i propri operai e con la filiera del subappalto. Le cause degli innumerevoli ritardi sono dovute sostanzialmente alla mancanza di un elenco univoco e esaustivo della documentazione necessaria per richiedere il Sal. È necessario inoltre prevedere un’unica richiesta di integrazione alla quale il tecnico dovrà risponde in tempi stabiliti».

«Chiediamo quindi, in tempi stretti, alla Regione un’ordinanza che sani questa situazione divenuta ormai insostenibile». Bisogna consentire alle imprese edili», conclude il presidente di Ance Modena, «di portare a compimento la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto in tempi certi e rapidi, per il bene dei cittadini e dell’intera collettività».

 

 

 

 

 




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