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2 agosto 2016, il sindaco Virginio Merola propone un centro di documentazione. Bonaccini: “serve tutta la verità, a partire dai mandanti”

2Agosto-corteo“Come ci ha appena ricordato Paolo Bolognesi, il nostro sindaco Renato Zangheri ci ha lasciato un anno fa, il 6 agosto. Lo stesso giorno di 36 anni fa, il 6 agosto 1980, Renato Zangheri pronunciò, come molti di voi ricordano, da Piazza Maggiore, davanti alle bare delle vittime, al Presidente Sandro Pertini, e al cospetto di una città e di una nazione colpita, un discorso ancora oggi attuale e capace di esprimere i sentimenti più forti e più alti di una comunità aggredita e ferita dalla strage del 2 agosto” – così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, è intervenuto questa mattina in Piazza Medaglie d’Oro dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage alla stazione del 2 agosto 1980.

“Oggi come allora rinnoviamo la richiesta di verità e giustizia – queste sono le parole con le quali Zangheri intitolò il suo discorso – verità e giustizia per sapere chi ha mandato i fascisti a mettere la bomba quel giorno.
Il giorno più duro e più tragico vissuto da questa grande città nella sua storia repubblicana.
Noi ringraziamo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, per essere qui con noi come lo scorso anno. Voglio ringraziarlo per gli impegni che ha rispettato e per quelli che si è impegnato ad adempiere. Stamane, nell’incontro con i familiari, gli abbiamo rinnovato la richiesta di un impegno forte e determinato per continuare a cercare insieme la verità che manca e per fare quindi piena giustizia. L’introduzione del reato di depistaggio che oggi festeggiamo è un’opportunità da utilizzare fino in fondo per nuovi elementi di indagine, così come la decisione di declassificare i documenti segreti degli anni delle stragi e del terrorismo. Dunque mentre ringraziamo il Governo e il Parlamento per avere accolto le richieste dell’associazione delle vittime del 2 agosto e del nostro Comune, ci teniamo a lavorare insieme affinché i documenti siano archiviati in modo adeguato e ordinato e soprattutto pienamente svelati.
In questa giornata, di nuovo, onoriamo la memoria degli innocenti colpiti dalle trame nere e occulte che armarono la bomba. Le persone assassinate le ricordiamo una per una sulla lapide in sala d’aspetto e quest’anno con la pubblicazione delle loro biografie grazie all’iniziativa dell’Assemblea legislativa regionale e della Presidente Simonetta Saliera.
La nostra città, 36 anni fa, diede davanti a tutto il mondo una prova di fermezza e dignità, con una capacità dei cittadini di esprimere, al di là delle diversità politiche e sociali, un condiviso sentimento civico di appartenenza e di legame con la nostra bella città. Oggi possiamo trarre insegnamento da quel periodo, possiamo, anzi, dobbiamo farlo non più solo per ricordare la nostra strage e per testimoniare il nostro impegno civico, ma dobbiamo farlo perché ormai viviamo in tempi in cui l’odio e la violenza terroristica colpiscono dovunque e secondo una sistematica e blasfema barbarie. L’Isis, il terrorismo islamista, vuole farci sentire vulnerabili come lo fummo alle 10.25 del 2 agosto 1980. Vuole seminare paura, farci sentire in preda a una situazione incontrollata, e con questo suscitare una reazione basata sulla vendetta e sulla rappresaglia verso chi pur essendo cittadino italiano o vivendo da anni con noi ha una fede religiosa o una provenienza geografica diversa dalla nostra. Il nostro pensiero di cordoglio va oggi anche alle vittime, alle tante vittime di Nizza, di Dacca, di Orlando, di Parigi, di Bruxelles, al sacerdote di Rouen, alle tantissime vittime in Siria e in Iraq, ai troppi morti sui barconi della disperazione, in cerca di pace e lavoro.
Bologna nel 1980 seppe subito reagire, non si fece travolgere dall’odio, dalla logica della vendetta e della confusione. Per questo è importante che oggi siano con noi, in corteo e in questa piazza, cittadini bolognesi di fede musulmana.
E’ importante che prendano posizione così come è vero che tutti dobbiamo ricordare che tra i tanti morti di queste stragi, tanti sono i cittadini di fede musulmana, ed è importante perché oggi la nostra sfida è questa: essere consapevoli della posta in gioco, cioè la nostra democrazia, e decidere insieme, ciascuno per la propria parte, di combattere la buona battaglia contro l’Isis, contro chi semina odio e morte. La nostra buona battaglia sarà tale se non accetteremo il terreno di scontro dove vuole portarci il terrorismo dell’Isis, cioè verso la contrapposizione tra religioni e tra cittadini di fedi e di provenienze diverse. E’ invece oggi ancora più necessario condividere sentimenti, prendere posizione con fermezza e chiarezza e lavorare insieme per condividere iniziative e progetti concreti.
Il coraggio che Bologna dimostrò il 2 agosto e meritò al nostro Comune la Medaglia d’oro al valor civile, ci deve accompagnare e deve essere l’eredità più preziosa che raccogliamo dal 2 agosto per il nostro presente e il nostro futuro.
La prova che i bolognesi diedero quella mattina e nei giorni a seguire è entrata nella storia personale di ciascuno di noi e della nostra storia collettiva: si diede prova di solidarietà, di dignità e di coraggio, quel 2 agosto 1980. Noi siamo stati questo, questa è Bologna e oggi lo dobbiamo riaffermare con una determinazione rinnovata, consapevole, rispetto a un nuovo terrorismo fanatico e nazista che purtroppo ci accompagnerà per molto tempo.
Noi abbiamo saputo dal 1980, insieme alle associazioni delle vittime del terrorismo, dare un senso e uno scopo al dolore. E oggi di fronte al dolore globale che il terrorismo dell’Isis fa dilagare, tocca anche a noi bolognesi di oggi fare la nostra parte per la battaglia comune contro la violenza e la minaccia alla nostra democrazia.
Dobbiamo agire, sull’esempio dell’associazione delle vittime del 2 agosto, per trasformare il dolore e la paura in speranza e lotta per la vita democratica, per la verità e per la giustizia: le parole sono le stesse di 36 anni fa.
Qui ogni 2 agosto, e non solo, la memoria si trasforma in azione e impegno civico, in educazione nelle nostre scuole, in partecipazione diffusa. Il terrorismo dell’Isis lo sconfiggeremo così come abbiamo sconfitto il terrorismo fascista e quello delle Brigate Rosse, così come abbiamo sconfitto il nazifascismo grazie alla nostra Resistenza e ai nostri partigiani.
Ma sarà una battaglia lunga che richiederà impegno e soprattutto capacità di stare uniti come città, di sentire con intensità rinnovata l’appartenenza a questa nostra comunità come abbiamo fatto 36 anni fa.
Quindi propongo di dare vita – istituzioni, comuni, Città metropolitana, regione, associazioni, forze politiche, università e scuole di ogni grado, organizzazioni non governative, il nostro magnifico volontariato – a un centro di documentazione e di iniziativa sul terrorismo e lo stragismo, per verificare insieme con un’iniziativa dal basso come diffondere conoscenza e informazioni; come digitalizzare al meglio gli archivi e collegarli tra di loro, quelli della nostra città e di tutte le città che lo vorranno; come collegare le diverse stragi; come dare vita ad azioni comuni positive nella nostra vita quotidiana per prevenire e lottare contro il fanatismo dell’Isis; come ramificare nei luoghi di culto e nei rioni della nostra città patti di collaborazione contro il terrorismo e per la convivenza civica. Per decidere insieme come comportarci quando entriamo in un ufficio pubblico o quando notiamo una valigia abbandonata, e come meglio collaborare con le forze di polizia, tutte, e la nostra polizia municipale, alle quali insieme a voi mando un grande ringraziamento per il loro impegno di questi mesi. Un’iniziativa diffusa dal basso perché solo dall’alto il terrorismo, come sappiamo, non si distrugge. Il ruolo delle città ancora una volta sarà decisivo. Ogni città non rinuncerà certo a ricordare i propri morti, così come noi non rinunciamo ogni anno a ricordare il 2 agosto, la strage dell’Italicus, la strage di Ustica, la vicenda della Uno Bianca. Dobbiamo cioè saper mantenere la capacità di distinguere le nostre specificità doverose e sentite perché la battaglia per una democratizzazione autentica del nostro Stato, malgrado l’impegno del Governo e delle associazioni, è ancora da fare.
Ma oggi questo piazzale è il luogo dal quale l’Italia intera può mostrare coraggio e determinazione. Nello striscione portato dall’associazione delle vittime del 2 agosto ogni anno c’è scritto l’essenziale, quello che serve anche per questo presente e per il futuro: Bologna non dimentica. Su questo impegno c’è la forza dei nostri valori, c’è il legame tra passato e futuro.
Per questo oggi ricordare è subito, subito per tutti noi, impegno civico, è cittadinanza attiva, è azione responsabile, è prendere parte a una battaglia prima di tutto culturale e politica in senso alto, per avere una capacità diffusa di reazione e di prevenzione, di collaborazione attiva con le Forze dell’Ordine: significa cioè scegliere come abbiamo fatto tante volte di vivere come cittadini e persone libere e non accontentarci solo di esistere, come vorrebbe costringerci a fare l’Isis. Significa fare nostre con consapevolezza le parole finali che disse Renato Zangheri nel suo discorso del 1980 e che ora voglio rileggervi.
Ognuno dovrà compiere il proprio dovere, come l’hanno compiuto le donne e gli uomini accorsi alla stazione di Bologna nelle ore della strage, per soccorrere e salvare: semplici cittadini, personale sanitario, magistrati, dipendenti degli enti locali, ferrovieri, vigili del fuoco, militari, forze dell’ordine, e la moltitudine che è su questa piazza a raccogliere la sfida del terrorismo.
Grazie di essere venuti. Assieme non potremo essere sconfitti.
Il saluto alle vittime è in questo momento, signor Presidente della Repubblica, una promessa morale e politica di fedeltà alle ragioni del progresso umano ed è fiducia in una giustizia che non può fallire perché poggia sull’animo di grandi masse di donne e di uomini.
Così – ha concluso Merola – noi affermiamo oggi la nostra difficile speranza e chiediamo a tutti di combattere perché la vita prevalga sulla morte, il progresso sulla reazione, la libertà sulla tirannia”.

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“Il 2 agosto 1980 è una data indelebile, fissata nell’anima di tutti noi. E la strage che quel giorno causò la morte di 85 persone e il ferimento di altri 200 innocenti è uno dei passaggi più drammatici nella storia di Bologna e dell’Emilia-Romagna”. Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ricorda oggi il 36esimo anniversario della strage alla Stazione. “Quel giorno- prosegue Bonaccini, che partecipa alla “Giornata in memoria delle vittime di tutte le stragi”, organizzata dall’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto-, e nelle settimane successive, da subito i cittadini, le donne e gli uomini di questa terra unirono alla sofferenza più straziante l’impegno e la volontà per restare in piedi e ripartire, per difendere la democrazia e i valori della convivenza civile. La sofferenza e, immediatamente, l’esempio. Così come successo nel nostro Paese di fronte ad altrettante stragi: Piazza Fontana a Milano, Piazza della Loggia a Brescia, l’Italicus, il Rapido 904, Ustica, Capaci, Via D’Amelio. Ferite che non si possono rimarginare, ma ogni volta, ad ogni anniversario, il popolo che sfila in piazza per commemorare le vittime e per fare Memoria rappresenta un monito che mai deve cadere nel vuoto: serve la verità, tutta la verità, a partire dai mandanti”.

“Ciò vale per tutte le stragi e vale anche – sottolinea il presidente – per la strage alla Stazione di Bologna, di cui quest’anno cade il 36esimo anniversario. Un giorno, quello di oggi, che segna però un passo in avanti di portata storica: entra infatti in vigore il reato di depistaggio, grazie alla legge approvata lo scorso 6 luglio. ‘Una bella notizia’, ha commentato Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime – familiari a cui ci stringiamo e a cui va il mio, il nostro grazie per l’incessante impegno in favore della verità – davanti a una legge che l’Associazione chiedeva con forza da anni. Lo stesso presidente Bolognesi ha sottolineato altri segnali positivi che si intravedono: l’impegno del Governo affinché la legge sul risarcimento dei familiari possa essere applicata più facilmente dalle amministrazioni interessate, andando oltre burocrazie e interpretazioni sempre diverse, e in tal senso sono previsti interventi nella prossima Legge di Stabilità per definire una volta per tutte il funzionamento corretto della legge 206/2004; la soluzione per la declassificazione degli atti prevista da una direttiva del Governo che i familiari hanno accettato molto favorevolmente, anche se – hanno sostenuto – fino ad oggi la direttiva stessa non è stata sempre applicata in modo corretto. Attualmente c’è l’impegno a coinvolgere le associazioni con propri esperti, ed è previsto un finanziamento all’Archivio di Stato per curare la digitalizzazione, così da renderli davvero accessibili. E ancora, la disponibilità giunta dal neo Procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, a valutare eventuali nuovi elementi che dovessero emergere sulla strage del 2 agosto, elemento anche questo salutato con soddisfazione dal presidente Bolognesi alla luce del dossier consegnato alla Procura dall’Associazione dei familiari per fornire elementi utili sui mandanti e gli eventuali collegamenti con altre stragi che hanno segnato la storia d’Italia. Tutti temi, peraltro, sui quali è aperto il confronto con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, presente a Bologna per la commemorazione che nel suo intervento in Consiglio comunale ha elencato gli importanti interventi realizzati dal Governo, sia sull’applicazione della legge sui risarcimenti sia sulla desecretazione degli atti”.

“Passi in avanti- aggiunge Bonaccini– , ma ci sono ancora domande senza risposta, e risposte che in passato hanno deviato il corso della verità. Una verità che ancora una volta tanti cittadini tornano a chiedere sfilando in corteo a Bologna e poi davanti alla Stazione, cittadini che le Istituzioni hanno il dovere di ascoltare. Cittadini e Istituzioni che in primo luogo rendono omaggio alle vittime innocenti di una folle barbarie”.

“Il bisogno di verità. La ricerca della verità. Il fare Memoria. L’Emilia-Romagna- conclude il presidente- non dimentica e si schiera con chi sta dalla parte della democrazia, della legalità, della convivenza civile, dei valori che hanno guidato questa terra contro fascismo e terrorismo”.

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