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Franciacorta: è sempre una sorpresa

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Vinitaly-FranciacortaParlando di Vinitaly, la vetrina per eccellenza della viticultura italiana, la prima cosa che viene in mente è la domanda: come si posiziona  il nostro “made in italy”?  Riconoscendo a Cesare quel che è di Cesare siamo perfettamente coscienti che dobbiamo riconoscere alla “Francia quello che è della Francia”: ci sono alcuni fattori che determinano un gap fra i due paesi, e pensiamo soprattutto alla differenza  di una storia viticola secolare. Una viticultura, quella d’Oltralpe, impegnata nella ricerca di una qualità, a rapportarsi con un consumatore esigente e ad affrontare mercati internazionali da secoli. Questo non è esterofilia, ma semplicemente coscienza di una realtà pragmatica e senza retorica.

Il vino, a nostro parere, che esprime meglio la qualità raggiunta da una viticultura incorpora le bollicine: dove il territorio, la sapienza e la volontà degli uomini si fondono per dare vita ad una cosa nuova, a cui la storia ha attribuito valori e sensazioni sempre più condivisi.

Ovviamente, il pensiero va agli spumanti per eccellenza: cioè a quelli prodotti con il metodo della rifermentazione in bottiglia: quando cioè la formazione delle “bollicine” avviene in ogni singola bottiglia con un procedimento di maturazione che dura anni. Possiamo ritenere due i  rappresentanti  di questa viticultura, senza tema di smentita: lo champagne, francese  prodotto con uve della regione dello Champagne, ed il Franciacorta, zona orientale di Brescia vicino al lago di Iseo. Storie completamente diverse, così come i territori; li accomuna gli uvaggi ed il metodo di produzione.

2Vinitaly-FranciacortaOvviamente abbiamo colto l’occasione del Vinitaly per una “scorribanda” in Franciacorta, vista la possibilità di trovare, ma soprattutto sentire, raccolti in un unico luogo, diversi e soprattutto piccoli produttori. Lo stand del Franciacorta si presenta confermando l’interesse che il pubblico mostra per questo vino: un pubblico numeroso, anzi talmente numeroso che deve essere regolato nell’accesso. Colpisce il numero delle aziende, la professionalità degli espositori, l’organizzazione del consorzio: il tutto a confermare che si tratta di un vino che ha raggiunto una sua caratterizzazione di  mercato, posizionata senz’atro in una fascia medio alta. Per capire la qualità raggiunta abbiamo sentito alcuni spumanti di piccole aziende, limitatamente alla  tipologia senza dosaggio, altresì detto “dosaggio zero” o “nature”, in quanto è, senza ombra di dubbio, il vino  più  impegnativo per la produzione, cioè la cartina di tornasole  per la qualità della cantina.

A dire il vero siamo rimasti colpiti dall’alto livello di tutti i vini, molto simili, a confermare che il Franciacorta fa veramente territorio. L’affinamento prolungato sui lieviti, oltre 30 mesi per arrivare, nella tipologia Riserva a 60 mesi, ha arricchito lo spumante senza soverchiare la struttura ancora floreale del profumo ed ha apportato una piacevole cremosità prolungando la sensazione de gustativa in maniera netta e pulita.  Il tutto senza ricorrere all’aggiunta del “dosaggio”, gli zuccheri che a volte sono necessari per smussare spigolosità del vino rendendolo armonico. In Franciacorta non hanno creato, in pochi anni, soltanto un vino di qualità, ma sta creando un “Territorio di vino”. La capacità, la conoscenza, la passione di un singolo vignaiolo oggi non sono più sufficienti a creare una viticoltura in grado di sostenere le sfide future, ma questo  passaggio al “territorio di vino” è fondamentale per un mercato sempre più competitivo e globalizzato. Questa è stata la prima, ma crediamo anche più importante, considerazione visitando gli innumerevoli “vignaioli” piccoli e grandi del Vinitaly.

Verona, 15/04/2016 (Giuseppe Casali – Emidio Franchi)




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