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In Emilia Romagna in crescita schiavitù e ossessione da gioco d’azzardo

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Negli ultimi mesi sono aumentate in Emilia Romagna le denunce della Guardia di Finanza per gioco d’azzardo, molte le macchinette illegali messe sotto sequestro. L’ultimo caso è quello di Porto Garibaldi (FE) dove a chiamare i finanzieri sono state le mogli degli uomini ossessionati dalle slot. Di fronte a questa emergenza di stringente attualità, non manca l’attenzione degli psicologi per una forma di dipendenza dove schiavitù, ossessione e ripetitività diventano patologiche.

Secondo delle recenti indagini in Emilia Romagna si stima che una percentuale tra l’1% e il 3%
dei giocatori sviluppi problemi di gioco d’azzardo patologico. In particolare nella Provincia di
Modena circa 1.800 persone presentano problemi legati al controllo del gioco e difficoltà
economiche, relazionali e psicologiche a questo correlate.

“La dimensione del gioco – spiega Manuela Colombari, Presidente dell’Ordine degli Psicologi
dell’Emilia Romagna – viene alterata e trasformata in un comportamento distruttivo alimentato da una serie di problematiche psicologiche. Il mancato controllo degli impulsi è alimentato da un crescente senso di tensione o allarme, tipico prima dell’azione, seguito da un vissuto di piacere, gratificazione e sollievo nel momento stesso in cui si mette in atto l’azione. Il gioco diviene – spiega la Colombari – un bisogno irrefrenabile e incontrollabile al quale si accompagna una forte tensione emotiva ed una incapacità di ricorrere ad un pensiero riflessivo e logico”.

Le fasce più colpite – sempre secondo gli psicologi – risultano tra le donne, le casalinghe e le
lavoratrici autonome e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro e con la vendita. A questi si aggiungono altri fattori di rischio che rendono alcune persone più vulnerabili: la presenza di familiari che hanno avuto problemi col gioco; la perdita o la separazione dei genitori con l’eventualmente connessa perdita di rapporto e “sano controllo” sul figlio; l’iniziazione al gioco in età adolescenziale; la scarsa educazione al risparmio da parte della famiglia di origine. Ad intervenire come fattori di rischio ci sono poi anche alcune caratteristiche di personalità come ad esempio la tendenza a ricercare il pericolo e/o le esperienze eccitanti ed una certa irrazionalità del pensiero che porta il giocatore a sovrastimare le vincite e dimenticare le perdite.

Ma come riconoscere la vera dipendenza? “Attraverso sintomi di astinenza e sintomi di perdita di controllo manifestati dall’incapacità di smettere di giocare. I giochi – spiega la Colombari – che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spaziotemporale tra scommessa e premio, quali le slot-machine, i giochi da casinò ma anche videopoker e
il Bingo. Dal punto di vista psicologico esistono diverse tipologie di approccio al tema. Le più
efficaci sono sicuramente i gruppi di auto-aiuto, presenti in moltissime città e basati sulla
condivisione di esperienze e storie personali; percorsi individuali e percorsi familiari”.

Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna




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